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10
Nov

Verifica e certificazione della sostenibilità dei sistemi costruttivi: introduzione

Stefano Bertagni

La presente pubblicazione si pone una serie di convergenti obiettivi, nel tentativo di affrontare alcuni aspetti che si inseriscono propriamente nel più ampio quadro della sostenibilità ambientale applicata all’edilizia ed alle tecniche edilizie in particolare. Sintetizzando, potremmo dire che all’origine della monografia si pongono alcuni interrogativi:
• Come è possibile valutare la sostenibilità dei sistemi costruttivi, con particolare riferimento alle unità tecnologiche strutturali? con quali metodologie?
• Quale è il “peso” ambientale delle strutture di un edificio, anche in relazione alle altre parti tecnologiche (in altre parole, rispetto alle altre classi di unità tecnologiche, agli altri sub-sistemi)?
• Esistono sistemi statico-costruttivi a priori sostenibili? e, in caso affermativo, quali sono?
• Esistono processi, tecnologie, attenzioni progettuali od esecutive che possono aumentare la performance di sostenibilità di una struttura e, quindi, dell’edificio nel suo complesso?
• Come è possibile migliorare la performance di sostenibilità di una struttura tradizionalmente concepita senza nozione di eco-compatibilità come, ad esempio, nel caso del cemento armato o della muratura portante?
• Esistono criteri di valutazione per orientare il progettista nel complesso, articolato e talvolta farraginoso “mercato” delle soluzioni costruttive definite sostenibili?

Come risulta evidente, soggetto principale della monografia sono i sistemi costruttivi (intesi come serie organizzata di conoscenze tecniche e fasi esecutive finalizzate all’edificazione; siano questi sistemi continui o discontinui, tradizionali, evoluti od industrializzati) con particolare riguardo alla classe di unità tecnologiche delle strutture ed alle intercorrenti relazioni fra questa e le altre classi (fra le quali: chiusure, partizioni interne od esterne, impianti, isolamenti ed impermeabilizzazioni e finiture). Relativamente al suddetto campo di applicazione si indagheranno le performance di sostenibilità ambientale al fine di formulare proposte di metodo per la valutazione, la misurazione e la certificazione delle prestazioni.

A prescindere dal merito di questi aspetti, dalle risposte che si daranno agli interrogativi posti in premessa, è fondamentale il linguaggio (inteso come metodo) con cui le risposte si formuleranno. Il metodo, dichiaratamente, qui vuole essere di tipo strettamente prestazionale e quantitativo, in una parola razionale. Solo così le conclusioni potranno essere opponibili a qualsivoglia confutazione e potranno confluire in risultati con evidenza e valenza certificatoria.

Fortunatamente sono già noti sia i riferimenti culturali che i metodi per valutare quantitativamente le performance di sostenibilità: non basta che richiamare quelli più appropriati ed applicarli (ed è quello che verrà presentato nel primo capitolo).

Coniugando la cultura sedimentata con il bagaglio di conoscenze acquisite in veste di tecnici operanti quotidianamente nel difficile ma affascinante rapporto fra progetto e cantiere, è possibile conferire connotazioni di sostenibilità ancor più concrete ai prodotti dell’edilizia.

Il rischio di ogni progettazione, anche quella della sostenibilità, risiede nello iato che può sussistere fra progetto e costruzione, qualora questi non corrano fin dall’inizio strettamente interconnessi.

Dalla stretta connessione fra progettualità e valutazione di sostenibilità, da un lato, e concretezza costruttiva, dall’altro, si tenterà di confezionare un viatico, anche per questa monografia.

A fianco ed a supporto delle consolidate valutazioni di eco-sostenibilità (fra le quali spiccano le note LCA) si porranno argomentazioni inerenti, per esempio: la sostenibilità del cantiere, la sicurezza e rapidità di costruzione, la tipologia della filiera di approvvigionamento di materiali e componenti, la prefabbricazione fuori opera, la durabilità dei componenti in opera, la possibilità di riconfigurazione del rapporto fra reticolo strutturale e reticolo distributivo, l’interconnettibilità fra sub-sistema delle strutture e gli altri sub-sistemi; tutti aspetti, quelli summenzionati, che sono tipici di un approccio integrato progetto/costruzione e che non possono essere convenientemente implementati in un processo valutativo del tipo LCA. Sebbene poco esplorate, nelle tematiche della sostenibilità, queste argomentazioni aggiuntive sono perfettamente in linea con i più accreditati orientamenti di definizione della sostenibilità ambientale (lo si dimostrerà nel seguito).

Gli interrogativi della premessa scaturiscono dall’azione quotidiana, nell’intreccio fra ricerca, didattica e concreta applicazione della sostenibilità in edilizia. Proprio il rapporto strutture vs. sostenibilità ci è parso quello più bisognoso di chiarimento e di certezze metodologiche.

Le strutture, secondo un diffuso e tradizionalmente radicato sentire, sono tema spesso appannaggio degli specialisti, ai quali ne è demandata la progettazione ed il controllo dell’esecuzione.

Basta però dare uno sguardo a riviste, manuali, pubblicazioni o cataloghi di fiere che hanno per oggetto (dichiarato) l’edilizia sostenibile, per riscontrarvi una proliferazione di soluzioni strutturali pret a porter che, oltre ad essere ritenute sostenibili a priori  (senza dimostrazione di sussistenza dei requisiti di sostenibilità), vengono anche proposte “chiavi in mano” in kit preconfezionati, un tutto unico in combinazione con tecnologie di involucro, sistemi di impianti tecnici e finiture. I destinatari di queste informazioni non sono più solo gli addetti ai lavori, competenti in materia, ma anche e soprattutto i potenziali committenti e, più in generale, i cosiddetti stakeholders.

Questo repentino cambio di impostazione, e di ruoli, sta turbando un ordine radicato da decenni nel processo edilizio: la committenza o l’utenza finale divengono in tal modo direttamente “sponsor” di soluzioni costruttive che non possiedono relazione con le connotazioni estetiche, funzionali ed economiche (un tempo, quest’ultime, le uniche di vero interesse per committenti ed utenti). Se e` giusto che committenti ed utenti richiedano, aggiuntiva alle altre, la performance di sostenibilità, ci pare meno opportuno che si sostituiscano ai tecnici nelle scelte mediante le quali raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. E non e` un problema di lesa maestà.

Un esempio può meglio chiarire questo concetto. Scorrendo i bandi di progettazione pubblicati negli ultimi anni troviamo che spesso la sostenibilità vi figura come requisito imprescindibile, che viene valutato e pesato in misura rilevante nei criteri di aggiudicazione. Tuttavia, quando i bandi impongono l’uso di particolari tecnologie costruttive (in primis strutturali) in quanto dagli stessi bandi postulate sostenibili (pur non dimostrandone le motivazioni), l’impressione che se ne trae e` che ciò costituisca uno sconfinamento, un eccesso non sufficientemente giustificato ed argomentato, anche perche foriero di un inaridimento delle potenzialità propositive dei soggetti offerenti. Il rischio, in sintesi, è che ci si attenga più ad un costume piuttosto che propugnare la sostenibilità ambientale.

La pratica con le valutazioni di sostenibilità ci conferma che non e` sostenibile solo ciò che e` naturale e/o poco industrialmente artefatto: il pensare e, ancor peggio, l’agire per metonimie o sillogismi può condurre a grossolani errori di valutazione. Nel testo che segue se ne forniranno anche degli esempi lampanti.

A conclusione di questa introduzione si intende specificare che, al di là dei generali contenuti metodologici che verranno proposti, interesse di questa pubblicazione sono i sistemi costruttivi ed i tipi strutturali più diffusi e praticati, ancorché innovativi od industrializzati. Non si tratteranno esplicitamente quei sistemi costruttivi, invero molto presenti nella letteratura e nei manuali di bioedilizia e bioarchitettura, che tuttavia rivestono ruoli marginali, di nicchia (solo per citarne alcuni: i sistemi con balle di paglia, canne di bambù o con mattoni di terra cruda). Questi, infatti, pur suscitando interesse ed attrattiva, non hanno (a nostro avviso) quei necessari caratteri di duttilità e versatilità che un sistema costruttivo deve possedere per accreditarsi e rispondere alle diverse fattispecie applicative (diverse funzioni ospitabili, variabile numero di piani, variabili dimensioni e proporzioni del reticolo strutturale, varietà di azioni sollecitanti, varietà di esposizioni ambientali, ecc.).

⇒ Introduzione tratta da Sistemi costruttivi. Criteri per la verifica e la certificazione della sostenibilità (ilProgettoSostenibile – quaderni di ricerca)

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