verde pensile
29
Giu

Il verde pensile: non solo estetica

Matteo Fiori

Il verde pensile, come tutti sanno, non è una invenzione recente: famosissimi sono i giardini pensili di Babilonia ma si hanno anche episodi precedenti, con realizzazioni risalenti al X secolo a.C. a Nimrud (Assiria). Successivamente, per quanto riguarda l’Italia, abbiamo gli esempi di villa Adriana a Tivoli per poi passare, fra i tanti, al Palazzo Piccolomini a Pienza (Bernardo Rossellino, 1459), alla Loggia dei Lanzi voluta da Francesco I a Firenze (Bernardo Buontalenti, 1583), al palazzo Montefeltro a Urbino (intorno al 1450), ai giardini del Belvedere in Vaticano (Bramante, prima meta del 1500), al palazzo Reale a Napoli (Gaetano Genovese, Federico Dehnhardt, Giovanni Gussone, dopo il 1840). Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la finalità era esclusivamente di tipo estetico o connessa alla fruizione dei luoghi. Tuttavia, Le Corbusier, già nel 1923, scrive nel fondamentale testo “Vers un’architecture”: l’effetto che si ottiene utilizzando un giardino pensile “è quello di una massa termoregolatrice, (in cui) radici e sabbia lasciano filtrare l’acqua lentamente. I giardini pensili diventano opulenti: fiori, arbusti e alberi, prato. In generale per una città i tetti-giardino significano il riscatto di tutte le superfici edificate.” Esempi finalizzati in tal senso sono anche le coperture storicamente utilizzate in Irlanda e Scandinavia con funzione di termoregolazione. È necessario, tuttavia, attendere gli ultimi decenni del 1900 per avere una vera consapevolezza delle effettive opportunità offerte dall’utilizzo del verde pensile e quantificarle mediante misure (purtroppo effettuate quasi solamente all’estero) e/o modellazioni. Ora, infatti, il verde pensile viene progettato oltre che per funzioni sopra indicate, anche per svolgere importanti attività di mitigazione ambientale.
Infatti esso:
• interagisce con il clima esterno, diminuendo la temperatura dell’ambiente di fuori, minimizzando il fenomeno dell’isola di calore e riducendo la temperatura degli agglomerato urbani. Questa funzione si attua in quanto lo strato colturale, anche grazie ai propri processi vegetativi, assorbe energia e diminuisce la riflessione del sole. Questo fenomeno è importantissimo soprattutto durante la stagione estiva, in quanto riduce in maniera sostanziale la necessità di utilizzare impianti di raffrescamento perchè la temperatura della città risulta maggiormente ridotta. Le città, anche di grande dimensione (si pensi a Tokio e a Londra), che attuano strategie dove i giardini pensili svolgono una funzione in tal senso sono sempre in numero maggiore;
• rallenta e smorza il carico termico entrante negli ambienti interni, sia attraverso un incremento dell’inerzia termica, sia attraverso i naturali meccanismi di funzionamento della vegetazione, tipicamente evapotraspirazione e ombreggiamento. Anche in questo caso, in maniera diretta, riduce in maniera sostanziale la necessità di utilizzare impianti di raffrescamento e si pone a tutti gli effetti come un valido strumento per diminuire i consumi di energia. La temperatura della superficie esterna di una copertura a verde è di circa 20-25 °C rispetto ai circa 70 °C di una copertura piana con impermeabilizzazione a vista; questo comporta un flusso termico minore attraverso la copertura…

⇒ l’approfondimento continua sul numero 27 de ilProgettoSostenibile

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