24
Feb

Patrimonio industriale. Conservazione, patrimonializzazione, trasformazione sostenibile

Rossella Maspoli

The abandonment of industrial sites has represented, since the 80s, a growing and globalised process. In the international context, we analyze the emergence of a perception of the historic and modern industrial architectures and infrastructures as common heritage, the consideration of the enhancement as environmental, social and economic process, the reappropriation of identity factors and the prospect of territorial brand, overcoming a purely archaeological and conservative approach.
A sustainable redevelopment requires – as defined in Nizhny Tagil Charter (2003) – strategies of selective preservation and adaptive reuse, with the exception of high architectural, artistic and testimonial value structures – as identified in Taipei Declaration for Asian Industrial Heritage (2012). The analysis of recent construction cases brings out the special importance of knowledge in pre-design for adaptive reuse. With regard to intervention strategies, we consider the potential of methodological tools to support the different stages of the process in an integrated approach for designation, scheduling, typological and vocation of use analysis, risk assessment, economic feasibility, maintenance and facility post-intervention management.

Il tema della conservazione fa riferimento a memorie che – ormai a quarant’anni dall’introduzione di studi sull’Archeologia industriale anche in Italia – non sempre sono riconosciute come valore, in quanto l’assunzione di un’identità del passato industriale ha, come precondizione, la condivisione di criteri per il suo riconoscimento.
La fabbrica non era solo il luogo fisico del lavoro, ma il simbolo dell’identità e l’immagine di un epoca, lo studio storico e scientifico ha ruolo per ricostruire il significato dei vuoti industriali, per dare evidenza e indurre alla consapevolezza dei valori.
Il passaggio dalla concezione di archeologia industriale a quella di bene e patrimonio è significativo del superamento di un approccio pioneristico, verso lo sviluppo di strumenti metodologici per la patrimonializzazione, intesa come attribuzione ai beni di valori simbolico-culturali ed economico-ambientali, in relazione al mutamento del ruolo funzionale. Il processo non si esaurisce nel riconoscimento, ma comporta la valutazione in funzione delle scelte di valorizzazione, rigenerazione e risemantizzazione.
Secondo la carta di Nizhny Tagil, il patrimonio industriale è costituito dai resti della cultura industriale che sono di valore storico, tecnologico, sociale, architettonico o scientifico. Quanto rimane consiste in edifici e macchinari, laboratori, mulini e fabbriche, miniere e siti per la lavorazione e raffinazione, magazzini e negozi, luoghi dove l’energia viene generata, trasmessa e usata, infrastrutture per il trasporto, così come locali utilizzati per l’attività sociale connessa all’industria come residenze, luoghi per il culto religioso o l’istruzione.
In Italia, l’assunzione di valore ha riguardato emergenze architettoniche, si è tradotta in forme di vincolo diverse da parte delle Soprintendenze per i Beni Ambientali e Architettonici, promuovendo conservazioni a volte parziali di elementi decorativi, in altre di strutture complesse e avviando in alcuni casi un positiva concertazione con proprietari e progettisti. Non si hanno linee guida nazionali specifiche per la tutela di patrimoni industriali, né un sistema di schedatura specifica per il primo censimento e la catalogazione. (…)

→ pubblicato sul numero 34-35 de ilProgettoSostenibile (vai all’indice)

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