Analisi termofluidodinamica delle condizioni microclimatiche interne in edifici storici

Delia D’Agostino, Paolo Maria Congedo, Rosella Cataldo

Negli ultimi decenni la fisica e la microclimatologia si sono rivelate scienze indispensabili ai fini di un’analisi accurata dei problemi connessi alla diagnostica di edifici ed opere di interesse storico-culturale.

L’ambiente in cui i beni culturali ed artistici sono inseriti è il principale responsabile del loro stato di conservazione, per cui l’analisi dei fattori ambientali, soprattutto temperatura, umidità e velocità dell’aria, riveste grande interesse.Diviene necessario, pertanto, orientarsi sempre più verso la “cura”periodica e la prevenzione del degrado, controllando i parametri microclimatici, in termini di valori assoluti e gradienti temporali e spaziali.

La fisica applicata alla conoscenza del microclima per lo studio dei processi che conducono al degrado di beni storico-artistici offre oggi nuove potenzialità con l’applicazione di modelli di simulazione in tre dimensioni mediante codici di fluidodinamica computazionale -CFD-. La nuova frontiera della CFD permette di fornire informazioni essenziali per la pianificazione di azioni volte sia alla valorizzazione che alla conservazione, dove per “conservazione” si intende la creazione di un ambiente idoneo che rappresenti il giusto compromesso tra tutela e fruizione. Il caso di studio riportato evidenzia come i modelli di simulazione in tre dimensioni (3D) con codici di fluidodinamica computazionale, affiancati al monitoraggio microclimatico, possano essere finalizzati a determinare la configurazione microclimatica più idonea per un’antica chiesa che presenta evidenti problemi di degrado. Lo scopo della ricerca è stato quello di individuare l’assetto microclimatico funzionale al miglioramento delle condizioni ambientali ai fini della corretta conservazione del monumento e delle opere d’arte ivi presenti.

Il caso di studio

L’edificio
La Cripta del Duomo di Lecce è un’antica chiesa preesistente la costruzione del primo Duomo ad opera dei Normanni nel 1114. L’edificio, interrato di circa 3 m rispetto al piano stradale, ha pianta a croce greca con 3 navate, 54 colonne e 38 semicolonne monolitiche ed ha subito, nel corso dei  secoli, numerose trasformazioni ed interventi di restauro.

Rilievi sul campo hanno evidenziato tra le manifestazioni di degrado più evidenti le efflorescenze saline, diffuse o localizzate in strisce sulle murature perimetrali e sulle colonne. Inoltre, risulta diffusa la polverizzazione della pietra leccese, di cui l’edificio è costituito, e l’esfoliazione ed il distacco dell’intonaco sulle pareti che ne sono rivestite. Le cause dei sopracitati fenomeni sono attribuite in letteratura alle conseguenze dell’umidità legate alle caratteristiche della struttura. Questi processi comportano danni evidenti che, nel tempo, possono causare danni in termini d’integrità strutturale, estetica, economica, di perdita di comfort termico e igienico.

La ricerca: metodologia
Sono state condotte campagne di misure nel Duomo e nella Cripta da novembre 2008 ad aprile 2010, seguendo una metodologia nota in letteratura che si è avvalsa di strumentazione apposita che ha consentito di delineare per la prima volta la situazione microclimatica del monumento.Tale monitoraggio è stato realizzato poichè il microclima, con la distribuzione di temperatura ed umidità relativa ed i relativi gradienti spaziali e temporali, è strettamente legato all’attivazione dei processi responsabili dei diversi fenomeni di degrado riscontrati. (…)

⇒ l’approfondimento continua sul numero 28 de ilProgettoSostenibile

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail

Lascia un commento