Criteri e modelli per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio scolastico

Luca Boiardi, Annarita Ferrante, Riccardo Gulli

The retrofitting of existing educational buildings should not ignore the prior evaluation of the energy and economic efficiency and performance of the possible technical solutions. At the same time, it is essential to identify parts of the built heritage which can be dealt as a homogeneous system, by means of accurate surveys and selection in order to compensate the eventual heterogeneity. An integrated and systematic study was performed on the schools building stock constructed in Bologna between 70’s and 80’s, which are characterized by wide similarities in terms of construction and maintenance; within this context two primary buildings types have been taken as models to develop a first performance evaluation. The outcomes of the study have highlighted that a retrofitting action, which is limited to the sole improvement of the envelope’s performance, could increase the energy efficiency by a minimum of 70% to a maximum of 92% with respect to the initial scenario. The case study of the school Panzini-Villa-Torchi, in the Corticella PEEP District, has been investigated by comparing the energy assessment with the real data on energy consumption, thus verifying the correspondence between calculated and actual values. Finally, the energy retrofitting of existing schools should be seen as an opportunity in terms of energy savings, as well as in terms of formal/aesthetic requalification of the built environment.

L’edilizia scolastica prefabbricata degli anni settanta
Caratteri e modelli

Una delle primarie questioni connesse al tema del recupero del patrimonio edilizio scolastico recente – realizzato a partire dagli anni cinquanta del novecento – riguarda la valutazione dell’efficacia prestazionale ed economica delle soluzioni tecniche preventivate. Come noto, il settore del recupero anche in termini di riqualificazione energetica, rappresenta circa il 60-70% del settore edilizio, con una previsione di crescita costante fino all’80% nel 2020 (fonte CRESME); a tale aspetto si correla la riflessione aperta sul risparmio di risorse e di materie prime, indotta dalla necessità di non disperdere quella parte di energia che è stata inizialmente impiegata per la costruzione e non risulta ancora completamente ammortizzata, soprattutto se si considera che la maggior parte degli edifici esistenti ha mediamente raggiunto la metà del suo ciclo di vita. Pertanto, se i principi che informano le linee guida adottate a livello nazionale per omologare le pratiche di intervento consentono di fornire una prima indicazione di metodo sui criteri da seguire per la riqualificazione prestazionale del patrimonio esistente – sia in termini energetici che in termini di sicurezza in ambito simico – appare allo stesso tempo indispensabile aprire la strada alla messa a sistema di indagini più raffinate per compensare il carattere di eterogeneità che connota tale patrimonio.

In questo senso la strategia che viene qui prefigurata è quella di individuare porzioni del patrimonio costruito sufficientemente omogenee per essere trattate a sistema, ovvero un insieme di edifici accomunati da una serie di indicatori che ne consentano lo studio e la proposizione di strumenti di intervento unitari. Il caso dell’edilizia scolastica costituisce un riferimento esemplare per le istanze poste, sia per la sostanziale uniformità delle caratteristiche morfologiche, funzionali e tipologiche, sia in ragione della capillare diffusione nell’intero territorio nazionale. In questo quadro si colloca l’interesse per la vicenda dell’edilizia scolastica prefabbricata realizzata nel comprensorio bolognese tra gli anni settanta ed ottanta, che è stata assunta quale modello su cui applicare la metodologia di valutazione prestazionale.

La prima fase del programma di costruzione.
1970-75

La prima fase della realizzazione dei plessi scolastici bolognesi con un modello costruttivo prefabbricato, riguarda la costruzione degli asili nido e delle scuole materne, nel quinquennio 1970-75. L’Ufficio Progetti del Consorzio Provinciale delle Cooperative di Produzione Lavoro e Trasporti (CPCPLT) che vince l’appalto per la realizzazione di cinque asili nido (Comuni di Bentivolglio, Sasso Marconi, S. Giovanni in Persiceto, Monteveglio, Castel Maggiore) e tre scuole materne (Imola, S. Giovanni in Persiceto, Sala Bolognese), intraprende lo studio per la definizione dei tipi edilizi e della relativa tecnica costruttiva. Viene accantonata l’ipotesi, frutto della precedente esperienza negativa con strutture leggere, di impiegare un sistema a pilastri e travi in c.a.p. secondo i principi della prefabbricazione integrale.

Le modeste dimensioni degli interventi e l’organizzazione ancora a carattere artigianale che connota la struttura delle Cooperative inducono a elaborare soluzioni a basso investimento di capitale con l’impiego delle capacità operative esistenti, riassumibili nella qualità delle lavorazioni tradizionali e in quelle relative alla produzione di manufatti in cemento. In aggiunta, la dimensione ridotta degli interventi e la prassi di organizzare il cantiere con un mezzo di sollevamento fisso, impongono un contenimento del peso degli elementi per evitare di immobilizzare un’attrezzatura onerosa. La scelta ricade pertanto nella soluzione costruttiva mista muratura – cemento armato costituita da una orditura di setti paralleli portanti in muratura di laterizio ad una testa irrigiditi alle estremità da una lesena a tre teste; la copertura è costituita da tegoli nervati di 60×720 cm realizzati in conglomerato di argilla espansa, conformata in modo da garantire l’illuminazione delle zone interne con shed realizzati dalla combinazione di una trave Vierendeel ed un voltino.

Conseguentemente viene anche definita l’unità tipologica del sistema, incentrata sul rispetto del D.M. 10/3/1970, e connotata dalla ripetizione seriale del modulo base – la campata tra due setti contigui – e dimensionata in modo tale da contenere gli spazi per le attività libere. L’organizzazione distributiva si risolve come sommatoria di spazi diversificati per lo svolgimento di attività elementari comunicanti tramite ampie aperture nei setti di laterizio, separate da pannelli scorrevoli. Il modulo costruttivo di base si configura come un insieme di setti e coperture che comprende più unità spaziali. (…)

⇒ l’approfondimento continua sul numero 31 de ilProgettoSostenibile

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